Breve storia dell'affare Gladio
Tutto cominciò con una trasmissione del tg1 del luglio 1990, durante la quale Ennio Remondino (giornalista rigorosamente di Stato, oggi inviato Rai all'estero; lo ricorderete di certo mentre sottoponeva alcuni anni fa Curcio, Moretti e Faranda ad una serie di frastornate e retoriche domande sul brigatismo rosso) intervista un agente della CIA americana (Central Intelligence Agency), il servizio segreto più famoso del mondo, ben disposto a fare una serie di rivelazioni sconcertanti sui rapporti tra l'Agenzia, la destra italiana, la P2 e la massoneria.
Una minuscola falda del complesso edificio istituzionale italiano si sgretola, ma senza dare troppo nell'occhio: l'allora Presidente della Repubblica Cossiga si rivolge direttamente al direttore generale della Rai e chiede la testa di Remondino e del direttore del tg1 Nuccio Fava, effettivamente destituito dall'incarico a favore del ben più andreottianamente fedele Bruno Vespa.
Il 3 agosto, ben conscio del fatto che l'indagine del giudice veneziano Casson (che si occupava in quel momento della strage di Peteano e che aveva avuto accesso agli archivi dell'ex SIFAR di Forte Braschi) sta comunque approdando a qualche significativo risultato, Giulio Andreotti dichiara davanti alla Commissioni Stragi che è esistita fino al 1972 una struttura segreta all'interno degli stessi servizi i cui scopi e la cui organizzazione sarebbero stati successivamente definiti in un apposito documento.
Questo fascicolo di dodici pagine viene in effetti inviato alla Commissione il 18 ottobre dallo stesso Andreotti e sparisce il giorno dopo con ogni probabilità per quella tipica caratteristica dei dossier riservati, che tutti conoscete e che consiste nel loro essere dei veri e propri giochi di prestigio.
Il rapporto ricompare quattro giorni più tardi debitamente ripulito dallo scrupoloso Presidente del Consiglio, che afferma di aver riconsegnato le carte a Casson su sua esplicita richiesta, circostanza smentita dallo stesso giudice. Come si può facilmente capire dalla comparazione tra i due documenti proposta dal settimanale Avvenimenti che possiede anche la versione originale, il lavoro di ritocco, con cancellazione di interi periodi, rimodella il complesso delle dichiarazioni e ne fornisce una versione largamente edulcorata.
Gli omissis sono parecchi: nell'originale si parla del controllo esplicito da parte dei servizi segreti sull'intero gruppo Gladio, nel secondo rapporto non si fa accenno ad alcun controllo; nella prima versione si sostiene che la pianificazione geografica ed operativa era concordata con il servizio informazioni americano, nella seconda versione la riga salta interamente.
Lo stravolgimento completo tocca il suo punto più alto quando nel documento rivisto scompare ogni accenno agli stanziamenti previsti per l'organizzazione che costituiscono un apposito capitolo di bilancio. Assenza totale, infine, delle notizie precedentemente fornite su modalità operative del gruppo, addestramento presso la scuola dei servizi americani, materiali in dotazione e, particolare interessante, neanche una parola sui depositi di armi ed esplosivo che nella versione del giorno 18 si dicevano smantellati e ricostituiti altrove.
Dopo un avvio così folgorante il caso non poteva non montare ed esplodere come effettivamente è successo.
Da questo momento in poi si assiste ad un susseguirsi di dichiarazioni, controdichiarazioni e invettive, tra cui spiccano sicuramente le affermazioni di Cossiga (le prime di una incredibile serie) rilasciate in Gran Bretagna, attraverso le quali l'ex ministro degli Interni di anni terribili di repressione poliziesca si compiace pubblicamente dinanzi ad un uditorio internazionale non soltanto di aver ricevuto personalmente alla metà degli anni sessanta, in qualità di sottosegretario alla difesa, l'incarico di ricostituire Gladio ma anche del fatto che il segreto sia stato mantenuto per quasi quarant'anni.
E non è finita. In visita a Torino, siamo arrivati a Novembre, Cossiga ha il piacere e l'onore di avere tra i suoi illustri ospiti Edgardo Sogno, figura di spicco degli anni '60 e '70 e molto noto per i suoi rapporti col Sid (servizio informazioni difesa, istituito nel 1965) e con tutti i personaggi che gravitavano attorno ai servizi segreti, e non esita a definirlo partigiano indomito e combattente per la libertà, eroe della patria insomma.
Qualche tempo dopo Vito Miceli, direttore del Sid dalla fine del 1970 al 1974, nel periodo caldo della strategia della tensione, muore di infarto. Cossiga ne onora la salma e lo definisce un fedele servitore dello Stato.
Sempre nel mese di Novembre il giudice Casson chiede al Presidente della Repubblica di dichiarare la sua disponibilità ad una testimonianza sui fatti della strage di Peteano e sul gruppo Gladio. Cossiga non ha dubbi, non testimonierà perchè questo offenderebbe la dignità della carica che sta attualmente rivestendo.
Non ancora soddisfatto delle cose che può dire e fare, il presidente, sulla scia delle polemiche tra il ministro di Grazia e Giustizia Vassalli, feroce critico dell'operato di Casson, ed i magistrati del Consiglio superiore che si apprestano ad esaminare la richiesta del giudice, invia al massimo organo della magistratura una lettera nella quale senza mezzi termini dispone che della faccenda non si debba più parlare, nè che si affronti qualsiasi discussione sulla stessa ammissibilità del dibattito.
Si inaugura in questo modo una pratica pericolosa che prevede per il primo cittadino della Repubblica acquisizione di poteri e decisionalità non previsti nemmeno dall'ordinamento borghese di questo Stato.
Cossiga, intenzionalmente o meno, sembra voler anticipare l'avvento di una forma costituzionale che inaugurerà la venuta della cosiddetta Seconda Repubblica.