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Il gruppo Gladio

Nel febbraio 1972 ad Aurisina, vicino a Trieste, i carabinieri della stazione locale scoprono per caso un deposito sotterrato di armi, esplosivo in grossa quantità e materiale bellico vario.

Orgogliosamente un giovane capitano dell'Arma si vanta di essere riuscito a mettere le mani su un arsenale di chissà quale banda di delinquenti organizzati e di aver inflitto una pesante sconfitta al crimine dilagante.

Quello che il povero capitano non sa, nè saprà mai se non a distanza di anni, è che in realtà lui ed i suoi uomini avevano involontariamente riportato alla luce uno dei 139 depositi a disposizione del gruppo Gladio, variamente distribuiti ed occultati in punti strategici delle zone per così dire a rischio del territorio italiano.

Secondo quanto lo stesso Andreotti confermerà quasi vent'anni dopo, il ritrovamento getta per un momento nello scompiglio i quadri dell'organizzazione, e si decide di rimuovere dalla loro originaria sede tutti i depositi per spostarli in luoghi più sicuri (cioè dentro alle stesse caserme dei carabinieri).

C'è da osservare, in aggiunta, che l'esplosivo al plastico ritrovato ad Aurisina è dello stesso tipo di quello usato a Peteano (forse proviene da uno dei 139 depositi sparsi in tutta la penisola) per far saltare la fiat 500 che uccise tre militi dell'Arma nello stesso anno.

Nessuno all'epoca avrebbe mai potuto immaginare quanto, per un istante, ci si fosse avvicinati ad una verità che sarebbe stata tenuta nascosta per molto tempo ancora.

La storia di Gladio era iniziata più di vent'anni prima, quando in un'Italia appena uscita dalla seconda guerra mondiale ed ancora divisa da aspri conflitti politici (i comunisti continuavano a rappresentare un potenziale pericolo per le sorti della nascente repubblica democristiana), si stavano approntando delle strutture operative di controllo in grado di far fronte ad un'eventuale guerra civile.

Il passaggio dal modello politico e culturale fascista alla nuova democrazia era stato gestito con grande abilità, reinserendo a poco, a poco gli stessi elementi delle milizie e degli uffici di polizia del vecchio regime in quelli di recente costituzione.

Questi stessi funzionari, di cui stiamo raccontando, li ritroveremo poi in tutte le vicende più scabrose degli anni successivi (il questore Guida, ad esempio, a Milano negli anni delle bombe e dell'omicidio Pinelli, era stato il direttore del confino politico fascista di Ventotene).

Nel panorama generale complessivo, inoltre, non sono da dimenticare i rapporti che si andavano costruendo con gli Stati Uniti ed i loro servizi segreti e il Patto Atlantico da poco costituito a difesa del blocco occidentale.

Contemporaneamente alla nascita delle strutture ufficiali dei vari servizi e reparti di informazione, militari e civili, si dava corpo ad un organico ufficioso con compiti ben determinati che andavano dal sabotaggio, alla provocazione, all'azione di guerriglia vera e propria, al mantenimento di stretti rapporti di collaborazione con i settori dell'esercito, della stampa, dei partiti politici e di tutte le istituzioni favorevoli ad una svolta autoritaria verso destra.

Fin dal 1951 il Sifar aveva studiato la possibilità di realizzare una rete clandestina che collegasse in modo omogeneo le strutture militari italiane e quelle degli altri paesi aderenti alla Nato, tenuto conto che nel frattempo erano addirittura note agli stessi servizi attività di questo tipo nell'Italia settentrionale ad opera degli americani.

Nel 1956 viene concluso un accordo con il servizio statunitense di difesa militare per organizzare la rete denominata Stay Behind (Stare Dietro).

Sono gli anni della direzione Sifar del generale De Lorenzo, attivissimo fino a quasi tutto il decennio successivo culminato nel fallito tentativo di golpe del 1964.

Il gruppo Gladio è organizzato in una struttura cellulare rigorosa - fatta apposta per chi deve agire nella completa clandestinità - pensata in maniera tale da impedire agli aderenti di conoscersi tutti tra di loro e nello stesso tempo coordinata da una base operativa unica.

Agli atti della Commissione Stragi esistono documenti[3] che indicano già per il 1956 un totale di 40 nuclei (di sabotaggio, propaganda, evasione e fuga, guerriglia) e la presenza di quasi un migliaio di persone pronte a mobilitarsi in situazioni considerate di emergenza.

Tuttavia non lasciamoci ingannare dalle deposizioni ufficiali, che finiscono per dare l'impressione di un gruppo clandestino fin che si vuole, ma comunque nei limiti di una specie di mal intesa legalità; Gladio è rimasto attivo per un trentennio ed è stato probabilmente presente anche in situazioni insospettabili, se così possiamo dire, a cominciare dalle provocazioni durante scioperi o cortei.

L'ufficio Rei, di cui abbiamo parlato, testimonia il colonnello del Sifar Falde alla Commissione parlamentare sulla P2, aveva svolto numerose attività di carattere politico mobilitando gli uomini di Gladio ad esempio - ed è quanto emerge anche dalle indagini di Casson - durante gli scioperi degli edili a Roma, nel 1963.

I gladiatori si affiancarono alla polizia indossando tute mimetiche o divise da poliziotto durante il sanguinoso pestaggio dei manifestanti (duecento feriti e la città nel caos).

Ma molte altre ancora devono essere state le occasioni di infiltrazione nei cortei di protesta con lo scopo di alzare il livello dello scontro con le forze dell'ordine democratico.

Se a questo vogliamo aggiungere il paziente lavoro di vivacizzazione delle associazioni di destra e delle stesse forze armate, con la parola d'ordine della lotta al comunismo dilagante, il quadro si amplia ulteriormente e ci consente di allargare lo sguardo su una incredibile opera di attivazione di conflitti estesa a tutto il tessuto sociale.

Due anni prima, nel '61, con la Notte dei fuochi, erano cominciati gli attentati attribuiti al terrorismo altoatesino del gruppo Stella Alpina, formazione neo-nazista che operava localmente per creare disordini.

Sono gli anni che preparano il progetto di De Lorenzo, passato alla storia come piano Solo, per destabilizzare il governo ed imporre una giunta militare.

Il potere del capo del Sifar era all'epoca incredibilmente consolidato, se si pensa che De Lorenzo ed i suoi accoliti occupavano i vertici dell'Arma dei carabinieri e del Sifar; per l'esattezza, comandante generale dell'arma, capo del servizio segreto, capo dell'ufficio D, capo del raggruppamento Centri di controspionaggio di Roma, amministratore del Sifar, capo dell'ufficio Bilancio dell'arma.

Nessuna meraviglia, dunque, che in quegli anche il gruppo Gladio funzioni splendidamente ed anzi venga potenziato come struttura più segreta degli stessi servizi.

Il 18 novembre 1965 viene istituito il Servizio informazioni difesa (Sid), che porta per ironia del destino lo stesso nome del servizio segreto della repubblica di Salò, mai entrato in funzione.

Il Sid non è oggetto di alcun dibattito parlamentare, nè si decide minimamente quale genere di controlli esercitare su di esso, particolare questo che ci dà un'idea piuttosto chiara di quale fosse l'atmosfera che si respirava in Italia a quei tempi.

E' durante la gestione Sid dell'ammiraglio Henke che inizia ciò che è passato alla storia come strategia della tensione, fenomeno che, in realtà, appartiene da sempre alle vicende italiane del dopoguerra, ma che si inasprisce dal '68 in poi, sull'onda della rivolta degli studenti e degli operai.

Il 12 dicembre del 1969 scoppia la bomba di Piazza Fontana che devasta i locali della Banca dell'Agricoltura provocando 17 morti e 90 feriti. Comincia a farsi strada l'idea, negli ambienti conservatori, che sia più che mai utile trovare un rimedio ad una situazione di totale anarchia e si invoca un intervento deciso per ristabilire l'ordine.

Si moltiplicano, nel frattempo, mentre la magistratura, la polizia e lo stesso Parlamento mistificano clamorosamente quello che sta avvenendo e coprono tutto quanto è possibile, i campi di addestramento paramilitari voluti dagli stessi servizi con il finanziamento del ministero della Difesa.

Era già attivo il centro di capo Marrargiu, in Sardegna, che sotto la guida di tecnici americani addestra personale civile e militare (i gladiatori sono preparati ed indottrinati laggiù).

Nel dicembre 1970 Junio Valerio Borghese dà il suo personale contributo alla storia patria e tenta un altro un colpo di Stato rapidamente fatto rientrare; dieci anni più tardi l'istruttoria sarà archiviata definitivamente.

E' il Sid, alla cui guida dal '70 arriva Vito Miceli, che trama con notevole perizia in quegli anni e conduce la sua battaglia contro la sinistra extraparlamentare.

Sarebbe un errore, però, considerare l'attività dell'organizzazione Gladio esclusivamente di carattere operativo.

I contatti intrattenuti con l'alta finanza italiana, la delinquenza mafiosa e gli ambienti della cultura borghese favorevole ad un atto di forza definitivo per eliminare il comunismo (De Lorenzo aveva fatto schedare qualcosa come 157.000 persone, aderenti al PCI, semplici simpatizzanti, parlamentari, sindacalisti, militanti di gruppi di estrema sinistra) suggeriscono complicità rintracciabili in molti luoghi noti dell'Italia che si dichiarava democratica e antifascista.

La loggia P2, che Gelli crea nel 1971, ne è la controprova: radunare gli esponenti della classe dominante e unire gli sforzi per dichiarare legittimo il potere autoritario del Capitale.

Le azioni stragiste proseguono a ritmo incalzante: nel 1972 Peteano, nel '73 l'attentato davanti alla questura di Roma, dove si sta commemorando la scomparsa del commissario Calabresi, ad opera di Gianfranco Bertoli; nel maggio '74 strage di Brescia, in agosto, sempre a Brescia, attentato al treno Italicus; le bombe, infine, sconvolgono la stazione di Bologna, il 2 agosto 1980, con 85 vittime.

Lungo tutto il decennio non siamo in grado di contare le provocazioni ed i morti lasciati sulle strade dal Movimento degli studenti, dagli operai e da tutti coloro che si opponevano alla violenza di Stato. Secondo i dati del libro L'orda d'oro[4] sono più di quarantamila i denunciati, di cui quindicimila passati dalle carceri e quattromila i condannati della vasta amalgama di quanti si schierarono contro la violenza fascista.

La teoria degli opposti estremismi, che i conservatori italiani fanno propria dall'inizio degli anni '70, circolò proprio per colpire la sinistra. Si redassero, a questo scopo, documenti dettagliati che confermavano, nel mentre accennavano fuggevolmente all'eversione nera, l'esistenza di una solida matrice comunista del disordine che complottava per rovesciare il governo.

Il prefetto di Milano Mazza o il questore Allitta, ad esempio, furono, su questo argomento, dei veri campionari di menzogne.

Di falsità in falsità, Andreotti in testa quando dichiara nel 1977 alla Procura della repubblica di Roma nell'inchiesta sul golpe Borghese, che nessuna organizzazione di militari o civili può avere compiti istituzionali di carattere politico, si arriva al 1990: il governo comunica alle Camere che il gruppo, o meglio i gruppi clandestini Gladio sono ancora operanti. Bontà sua.

La verità, naturalmente, sta solo nei fatti. E i fatti ci sono e ci sono sempre stati. Ma c'è chi pensa ancora che Gladio sia il nome di una pizzeria del centro o un'antica spada romana. Su tutti costoro un sistema di potere fonda la propria esistenza.

C'è anche chi, come il vecchio Partito Comunista, ha ritenuto di non dover demandare i compiti di un'inchiesta su Gladio alla Commissione Stragi, perchè non necessariamente è dimostrato il collegamento tra l'organizzazione e gli avvenimenti sanguinosi di cui abbiamo parlato.

E' singolarmente chiaro che nella cultura della disillusione e del silenzio sono alcune precise versioni le uniche ad essere ritenute plausibili. Tutto ciò che fa pensare o alimenta il dubbio di vivere immersi in circostanze storiche e sociali completamente diverse da quelle proposte in continuazione dai mass-media, dai persuasori occulti di un sistema di potere inglobante e totale, viene allontanato perchè fonte di angoscia.

Il recupero delle vicende di quest'ultimo ventennio, prima che sia definitivamente strappato dalla memoria collettiva, è una delle strade possibili per ritracciare un percorso deviato più volte.

La storia delle lotte degli anni che ci hanno preceduto, e che miravano ad una riappropriazione complessiva di un intero sapere orribilmente trasformato nelle mani di pochi vanno, nei limiti di quanto sarà possibile, raccontate ancora a tutti quelli che vorranno ascoltare.

L'esistenza del gruppo Gladio non è estranea alle prove di forza che un po' ovunque molti hanno dovuto subire, nonostante la sedicente democrazia. Gli uomini arruolati svolgevano e svolgono forse ancora la funzione di vigilare con attenzione su ogni presunta devianza, intervenendo a normalizzare e ad uccidere.

E' importante comprendere bene questo aspetto dell'intera vicenda: i perseguitati erano e saranno sempre le minoranze che si oppongono al processo capitalista nei suoi mille aspetti e al potere che esso esercita ormai senza limiti sulla e nella società.

La teoria delle deviazioni dei servizi mette in risalto la sua vena schiettamente riformista quando si fa promotrice di grandi campagne democratiche per la trasparenza delle istituzioni.

Ma non ci sono più fremiti nel sociale, soltanto cupa attesa di un processo di rinnovamento inesistente nelle condizioni attuali.

Le dinamiche della produzione totale assorbono in se stesse anche la quotidianità, l'onda di riflusso diventa marea.

L'affare Gladio, la fitta rete di terrore e di violenza che corre lungo il filo di così tanti anni, entra all'improvviso nella visibilità del mezzo televisivo, nella cronaca dei giornali.

E' Andreotti in persona a darne le prime notizie. A questo punto si apre una serie di interrogativi che costituisce, indubbiamente, uno degli elementi più importanti per mettere a fuoco i diagrammi indecifrabili delle attuali relazioni di potere in Italia e nell'intera Europa.

Cos'è successo di tanto importante, o di tanto grave, da consentire di bruciare (per usare il gergo dei servizi) la banda Gladio e di scatenare feroci polemiche dentro e fuori la compagine governativa?

Qualcuno, e può essere la risposta più plausibile, ha avanzato l'ipotesi di una transizione a nuove forme costituzionali.

La repubblica presidenziale diventa la risposta al complessivo riassetto degli equilibri internazionali, in particolar modo dinanzi a quanto è accaduto all'Est e soprattutto in Germania.

I governi intendono rafforzare ancora la loro posizione di controllo mentre in concreto si assiste alla scomparsa di ogni voce contraria al grande capitale.

Si riaffaccia l'ideologia dello Stato forte, questa volta pubblicamente incline ad una composizione delle strategie con l'area del privato, dalla multinazionale alle aziende che comunque producono servizi integrabili con quelli statali.

La forma Stato si riduce progressivamente ad un'espressione pura e semplice del Capitale totale ed è abbastanza logico che la funzione di governo scompaia rapidamente accentrando tutto nelle mani di una sola figura esecutiva, il presidente appunto.

Naturalmente, proprio come negli Stati Uniti, esiste, in una repubblica presidenziale, un gioco dei poteri che va oltre la figura pura e semplice del primo cittadino incaricato di assumere la guida del paese, ed è indiscutibile che una verticalizzazione del genere risolve infiniti problemi.

I gruppi di pressione più o meno occulti, di carattere finanziario e decisionale o schiettamente operativi dal punto di vista politico, hanno in questo contesto vita facile.

Alla repubblica presidenziale non siamo ancora arrivati; ma è giocoforza ammettere che, una volta tramontato il decennio craxiano, sulla scia della frattura aperta da Tangentopoli nelle classi dirigenti, abbiamo assistito a radicali mutamenti degli assetti costituzionali.

Dalla discesa nell'agone politico di Berlusconi fino alla recente presa del potere ad opera di Massimo D'Alema, non si può negare che le trasformazioni radicali della politica abbiano segnato il passo all'Europa di Maastricht.

Per arrivare dove non è oggetto di queste riflessioni. La storia di Gladio declina semplicemente il racconto di uno dei tanti misteri del Sistema Occulto.

Resta certo, o abbastanza certo se preferite, che tutto sembra cambiare perchè nulla cambi veramente e l'invasione progressiva della realtà da parte dell'intrusiva, ultima economia di mercato non lascia spazio che alla celebrazione del profitto.

Si è stabilita una drammatica spaccatura tra la massa ed i pochi che la controllano, tra i lavoratori e quelli che usano del loro lavoro, in una situazione di sfruttamento non più delimitata dalla fabbrica come contesto fisico degli abusi del Capitale, ma allargata capillarmente ovunque; anche dove non era stato possibile arrivare fino a qualche tempo prima, a dimostrazione del fatto che i muri - quello di Berlino

 
 
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