Ricevi gli articoli inseriti direttamente sul desktop
Servizi segreti e capitalismo
Servizi segreti e capitalismo
Il ruolo dei servizi segreti nei paesi a sviluppo capitalista come il nostro è evidentemente quello di conservare inalterata la struttura di potere di cui sono una creazione.
Nella configurazione dello Stato moderno essi infatti compaiono molto presto. In Italia il primo servizio informativo, di matrice esclusivamente militare, risale al 1863. Con le trasformazioni dell'età industriale cambiano completamente i riferimenti e le strategie del sistema di potere in Occidente e non è strano che si cerchi di potenziare l'attività di uno strumento di coercizione destinato ad assumere un'importanza sempre maggiore.
Ciò che risulta abbastanza chiaro, e che emerge con notevole forza anche dalla lettura di documenti d'epoca, è che quasi da subito i servizi di informazione diventano la metafora oscura di un potere che non ha niente a che vedere con quello, per così dire ufficiale, del governo o dello Stato in quanto istituzione, pur trovando costantemente la copertura di molti dei vertici dell'apparato statale stesso.
La costituzione del meccanismo di potere nelle società industriali, che ha nella borghesia il suo massimo rappresentante, crea un apparato burocratico formale e visibile da una parte e una struttura di controllo altamente sofisticata e nascosta dall'altra, giustificando sulla carta l'esistenza di questa struttura come necessità inderogabile per la difesa dai nemici esterni.
E non è difficile comprendere quanto una presunta pacificazione interna delle contrapposizioni serva a mantenere costante, al contrario, la sorveglianza su una popolazione ed un territorio.
L'economia del capitale, proprio per le spaventose lacerazioni interne che appartengono alla sua stessa evoluzione, si fonda su dinamiche di sviluppo dei conflitti sociali.
In una parola, la massa va tenuta d'occhio, soprattutto quando si è consapevoli che i ritmi dell'avanzare della macchina industriale impongono dei livelli complessi di dominio.
La guerra è dentro al sistema, alle singole economie, ai singoli territori: i frequenti scambi tra servizi segreti e la sostanziale identità di vedute anche tra Paesi che fino ad un momento prima spedivano sui campi di battaglia quella stessa manodopera che sfruttavano nelle fabbriche, sono singolarmente esemplificativi di un progetto internazionale mirato alla conservazione di determinati rapporti di forze.
La guerra, quindi, non appartiene soltanto formalmente all'idea del conflitto tra eserciti schierati ma diventa in realtà l'idea-chiave per interpretare il sistema di potere nell'Europa contemporanea (e naturalmente nel blocco statunitense, non a caso territorio a fortissimo sviluppo industriale).
Lo tattica dello scontro permanente che, inutile nasconderselo, ha individuato il nemico interno per eccellenza nell'opposizione comunista (e comunque in tutti quei gruppi che rivendicano l'emancipazione da un sistema oppressivo) ha la inderogabile necessità di servirsi di ogni mezzo possibile per irregimentare la popolazione che vive, o meglio sopravvive, dentro ad un territorio sul quale, mentendo clamorosamente, si assicura la completa sovranità dell'insieme dei cittadini.
Nel linguaggio dello Stato moderno che si sostituisce alle vecchie monarchie assolute compare per la prima volta la figura giuridica del cittadino, e non più del suddito, al quale vengono garantiti dalle nascenti costituzioni diritti che raramente trovano riscontro sul piano sostanziale.
L'idea di democrazia, la cui origine quasi mitologica viene ampiamente sostenuta dall'intellettualità borghese che la colloca, non senza spreco di retorica altisonante, nelle affollate piazze della Grecia antica (mistificando ed imbrogliando le carte sulla realtà di ciò che fu la civiltà greca, improntata al maschilismo guerriero e con una struttura sociale rigidamente gerarchizzata), si fa strada proprio in questo contesto storico, economico e culturale per creare la convinzione dell'esistenza di un mondo libero abitato da persone libere.
Ci illumina, a questo proposito, l'analisi di Marx sul processo economico-sociale introdotto dal capitalismo.
La meccanica capitalista, muovendo dalla necessità di un eterno movimento dei flussi di produzione e dovendo comunque regolare costantemente lo scambio ineguale della forza-lavoro con il salario, deve assolutamente possedere nell'ambito sociale che essa racchiude e disciplina una caratteristica fondamentale senza la quale non sarebbe consentito all'apparato burocratico (la forma Stato indispensabile per governare) di funzionare, vale a dire la proclamazione dell'uguaglianza giuridica.
Questo originariamente con il duplice scopo di eliminare i privilegi nobiliari e di liberare la forza-lavoro da qualsiasi legame di natura feudale, rendendola disponibile ad una contrattazione del suo prezzo, imbrigliando in tal modo il lavoro e trasformandolo in fonte originaria di profitto e, nello stesso momento, di controllo pressochè totale.
Democrazia e libertà, perciò, sono create dal capitalismo per regolare lo scambio ineguale, così ben espresso nella formula, che ognuno di noi ha sentito almeno una volta nella vita, della pari dignità sociale.
A tutto questo corrisponde, sul piano giuridico, l'affermazione di un sistema complesso di leggi e di una struttura verticistica che le gestisca, lo Stato.
Ed è senz'altro la coscienza di questa menzogna di fondo, su cui si articola la società industriale, che giustifica l'approntamento di una rete di sorveglianza capillare che più è celata ed articolata e meglio è.
I collegamenti tra questa rete ed i potentati industriali sono sicuramente la dimostrazione di quanto stiamo dicendo.
Il colonnello Rocca, direttore dell'ufficio del Sifar denominato Rei (Ricerche economiche e industriali), che ufficialmente, dal 1949, avrebbe dovuto tutelare la sicurezza dei brevetti industriali italiani e sorvegliare i commerci di armi tra le industrie del nostro paese e quelle straniere, raccoglieva tranquillamente finanziamenti anticomunisti da questa o quella lobby economica (inutile dire che frequenti furono i rapporti con la Fiat) per poi distribuirli a partiti politici, gruppi e gruppetti il cui scopo era quello di fermare ad ogni costo l'avanzata di ogni e qualsiasi movimento che si opponesse alla logica del sistema.
Uno stato di agitazione permanente, in un apparente contesto di pace, è il quadro generale che risulta da queste analisi.
La guerra diventa in sostanza il mezzo privilegiato con cui sono stati condotti gli anni di un oscuro e tanto declamato cinquantennio di democrazia, durante il quale si sono combattute feroci battaglie per il mantenimento e la progressiva evoluzione, con qualunque mezzo, del sistema economico depotenziando qualsiasi spinta sociale al cambiamento.
Rileggendo la storia degli anni che hanno seguito la proclamazione della Repubblica nata dalla resistenza (di partigiani coraggiosamente e rabbiosamente antifascisti) è abbastanza semplice seguire il filo sottilissimo, ma ben visibile, che segna lo svolgersi lento ed inarrestabile di un potere che risucchia in sè ogni spinta antagonista e che continuamente intorbida le acque di una palude abitata da creature incredibili, dissimulando le origini dello scontro e autoriproducendosi costantemente.
I servizi segreti, in questo senso, sono la punta di diamante del modello disciplinare di controllo che si afferma, ovunque, nelle società industriali e che socializza l'individuo alla violenza sin dai primi anni di vita, inducendo senza sosta suggestioni di aggressività e competizione.
La pretesa democrazia a cui sottoporre un'intera cultura cela un progetto radicalmente diverso, la riproduzione coatta del sistema economico capitalista e dei rapporti di forza che esso genera nell'intera struttura.
Non esiste infatti un luogo, od un momento, nel quale la paziente opera di allarmanti e sfuggevoli personaggi non abbia influenzato il procedere degli avvenimenti più importanti della nostra storia nazionale del dopoguerra.
La stessa organizzazione gerarchica degli apparati dello Stato moderno rimanda ad un modello verticale tipico delle disposizioni di potere in Occidente.
Il comando e la coercizione sono gli elementi base per ottenere l'efficienza ed il correlato ideologico di tutto questo è certamente rappresentato dalla cultura di destra (che non corrisponde sempre a quella fascista in senso stretto).
In una pubblicazione di molti anni fa, era il 1972, intitolata Il libretto della destra[1] e stampata dalle famose Edizioni del Borghese, Armando Plebe si esercita volentieri ad identificare i caratteri peculiari del vero uomo di destra.
Fra le tante incredibili tesi sostenute nel libro, ce n'è una che merita in particolare la nostra attenzione, lì dove si sostiene che diventare uomini di destra significa prima di tutto conoscere gli uomini di sinistra per poterli combattere.
L'affermazione di Plebe sintetizza un'epoca intera: la lotta va sostenuta contro il solo nemico possibile, il comunista destabilizzatore che nega valore alle istituzioni, quali che siano, prodotte dal Capitale.
E' incredibile pensare come si siano potute sostenere tali e tante menzogne nel mentre scoppiavano le bombe nelle banche e si tentava di porre in atto colpi di Stato, ma anche quel linguaggio era plasmato nell'intento di creare un clima favorevole al passaggio ad una cultura dell'autorità.
I cardini intorno a cui ruota il pensiero occidentale hanno mantenuto le caratteristiche essenziali di riproduttori del dominio e della violenza che fa tacere le minoranze anche se tra il '60 e il '70 questa situazione sembrava dover essere rovesciata.
Così di fronte all'inasprirsi delle resistenze al sistema, non c'era che la vecchia soluzione di dare origine da se stessi al proprio conflitto per poi avere tutte le carte in regola per intervenire a mettere ordine.
Il Doppio Stato, se così lo possiamo chiamare, entra in scena esattamente a questo punto, rendendo operativa l'organizzazione reticolare che da tempo era stesa in tutto il territorio.
Questo territorio non ha gli stessi contorni geografici dei singoli paesi, trattandosi di un'area politico-economica definita da funzionalità diverse; nel nostro caso l'intera Europa.
I famosi Stati Uniti d'Europa che sono oggi ormai una realtà, perlomeno dopo Maastricht, rappresentano il concretizzarsi di un progetto di controllo che ci porterà dritti, dritti nel composto mondo del Grande Fratello.
La funzione dei gruppi di difesa nazionale che hanno lavorato nell'ombra, nonostante le bugie su un immaginario pericolo di invasione dall'Est, è stata anche quella, perciò, di coordinare su un piano evidentemente internazionale le concentrazioni di resistenze pericolose alla diffusione del modello capitalista.
I collegamenti con la nota Agenzia di spionaggio statunitense vanno letti sicuramente nel senso del pieno appoggio dato alle strutture informative europee e non tanto nella prospettiva, piuttosto generalizzata, che gli Stati Uniti volessero trasformare il vecchio continente in una colonia americana.
Non ce n'è mai stato bisogno, dato che la stessa matrice economica (l'America è un prodotto schiettamente europeo dal punto di vista della logica industriale) nei rapporti di produzione garantisce la sopravvivenza del blocco capitalista.
Nel quadro generale che abbiamo delineato fino a qui, i servizi segreti sono a tutti gli effetti una promanazione diretta del potere economico e politico, inserita strutturalmente nell'apparato statale da cui formalmente dipendono.
Ma se questo apparato, come abbiamo cercato di dimostrare, nulla ha a che vedere con la forma di coercizione che viene chiamata, a vario titolo, democrazia, non esiste nemmeno la possibilità di parlare di deviazioni o di attività illegali per ciò che concerne i servizi.
Anche in questo caso si confondono pericolosamente le rappresentazioni linguistiche di un certo fenomeno. Rispetto a che cosa sono deviati i gruppi di spionaggio e controspionaggio? E la loro eventuale illegalità a che cosa viene riferita? Certamente ad un concetto di Stato legale che appartiene alla miglior tradizione liberale con tutto il suo patrimonio storico e culturale.
L'insieme stesso delle leggi che regolano i nostri codici e la nostra vita giuridica provengono da quella stessa fonte che adotta l'uso di servizi segreti per proteggere se stessa.
In Italia, per venire a questioni meglio conosciute, i servizi non hanno deviato assolutamente di una virgola rispetto alle funzioni per le quali erano stati costituiti.
Continuare a celare questa parte così scomoda della storia del paese, non può che apparire come un'operazione destinata a coprire la realtà dei fatti.
Purtroppo questo modo di pensare è sedimentato da tempo nella nostra visione dei complessi e tragici problemi che ci accadono intorno.
Abbandonate, non senza sollievo da parte delle stesse forze della sinistra istituzionale, che ancora non riescono ad ammettere, anche se ne hanno piena coscienza, di aver servito la causa del potere, le contrapposizioni radicali al sistema dominante e disarticolate le istanze rivoluzionarie di coloro che avevano ben compreso quale sarebbe stato il pericolo da affrontare, ci si rifugia in un riformismo dannoso e privo di soluzioni politiche immediate dietro al quale si nasconde la paura di affrontare i problemi nel loro effettivo spessore.
Le stragi sono servite appunto a determinare questo tipo di reazioni, mute ed angosciate, dinanzi ad una società attraversata dall'incubo del sangue e della violenza.
Inutile sottolineare, per l'ennesima volta, che il disordine creato doveva servire proprio ad attivare il desiderio del ritorno alla normalità, normalità del sistema s'intende.
Che l'insieme di queste vicende sia adesso nel circuito dell'informazione pubblica, quella che si può sentire e comprendere senza alcuna mediazione e che è stata immessa nei canali dell'ascolto nazionale, non aiuta minimamente a risolvere il problema.
Se è vero quello che sostiene Debord in un libro ormai famoso, La società dello spettacolo[2], quando i fatti raggiungono il livello della rappresentazione spettacolare, e diventano notizia, sono già automaticamente merce e si svuotano di ogni potenzialità di rottura.
Non disvelano più l'occultamento al quale sono stati sottoposti, e tantomeno sollecitano la rivolta (forse purtroppo neanche più l'indignazione).
Concrezione autorizzata di potere, i servizi segreti ritornano silenziosamente nell'ombra ancora una volta, nella miglior tradizione cinematografica, perchè tracciarne definitivamente la composizione condurrebbe a delle inevitabili domande sul significato e la pertinenza dello Stato così come lo conosciamo adesso, delle ragioni del suo stesso esistere.