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BAGNILE
1943
Ai primi di novembre del 1943 nascevano nel cesenate i primi nuclei GAP (Gruppo d'Azione Patriottico), che avevano le loro basi nelle campagne. Il primo gruppo gappista si forma a Bagnile nella casa di Filippo Gasperoni. A questo primo gruppo, embrione della "29a Brigata GAP Gastone Sozzi", si aggiungensero a cavallo del 1943-1944, quelli costituiti nelle altre frazioni della zona: Calabrina, Gattolino, Ronta, Bagnile e S.Giorgio. I principali esponenti della zona pare fossero i Gasperoni e i Fusconi, capeggiati da Fabio Ricci di S. Giorgio, e per staffetta la fidanzata Clara Della Strada di Ronta, e tanti altri. 1944
Dalle cronache di quel tempo e dalle interviste fatte ai partigiani nel 1983-1984 da Mara Valdinoce, fornite dall'ANPI, si ricava che la zona di Bagile era un rifugio e una via di scampo, al confine del Ravenna più quieto, per cui gli antifascisti, detti "ribelli", perseguitati, si nascondevano qui, o scappavano via, non pochi finronoi in montagna con l' 8a Brigata Garibaldi, che aveva sede presso Pieve di Rivoschio. Fuggito dal carcere in Toscana, Adriano Benini di Cesena, divenuto poi commissario politico e organizzatore, stette alcuni mesi a Bagnile, dove secondo lui, qui erano una trentina di partigiani comprese delle giovinette in funzione di staffette: citata da Pietro Barducci di S.Giorgio certa Bruna. I partigiani rifugiati a Bagnile venivano assistiti dai contadini. Aldo Mellini di Ronta, esperto meccanico, allora operaio a Sesto S.Giovanni di Milano, ricorda che là c'era un Zavalloni di Bagnile, che costituito un gruppo di antifascisti, poi scoperti e catturati, vennero fucilati dai nazifascisti. Mellini, scappato di casa, preparava gli esplosivi e le bombe presso un'officina del mugnaio di Pisignano, ai confini di Bagnile. Sempre nel 1944 giunge a Cesena, inviato in Romagna da Mussolini, il battaglione Venezia Giulia di militi fascisti detto M.M., tutti giovanissimi, venuti al servizio del Fascio di Cesena, per assolvere i compito di polizia, di repressione del movimento partigiano, e di rastrellamento nella zona Ravennate e Cervese. Uno di loro fu ucciso da ignoti tra Martorano e Ronta, pare il 28 aprile. Ovviamente i capi fascisti, Garaffoni e Sibirani, ordinarono il rastrellamento nella zona, ma i Partigiani che erano stati avvertiti alcuni giorni prima dal fascista Diego Pizzinelli, amico di Otello Sbrigli di Martorano, si erano rifugiati a Bagnile presso la famiglia Gasperoni, compreso il cesenate Leopoldo Lucchi, decenni dopo sindaco di Cesena. Il rastrellamento iniziò all'alba del 29 aprile, e vennero uccise cinque persone a Martorano e due a Bagnile, e a Ronta furono incendiate due case di patriotti mentre a S.Giorgio diversi giovani sono catturati e inviati alle carceri. Leopoldo Lucchi riuscì a salvarsi a stento, riuscendo a saltare dalla finestra, scappando tra i campi assieme ad altri partigiani in montagna. Furono invece catturati i due fratelli Gasperoni, che tradotti nel Carcere di Forlì furono qui massacrati con altri dai nazifascisti l'8 giugno 1944 dopo 45 giorni di torture. Il comandante Ricci e Aldo Fusconi ritornarono a Bagnile, ma informati da questa staffetta Bruna, sempre di guardia, seppero che c'erano ancora i fascisti e ritornarono indietro. Secondo l'intervista fatta a Roberto Venturi, anche a Bagnile erano stati allestiti dei rifugi mimetizzati, dove potevano nascondersi i ''ribelli", come Aldo Fusconi di Ronta e il comandante Fabio Ricci, che anche loro assieme ad altri, transitati da Bagnile, trovarono scampo nel Ravennate. Da ricordare che questo Fusconi, commerciante di verdura e di frutta con il moto furgone, saputo che a Cannuzzo c'erano cinque inglesi evasi da un campo di concentramento, andò a prenderli e li condusse a casa sua a Ronta dove vennero curarti. Nel nascondiglio vi erano anche armi e esplosivi, ma venuto un diluvio il nascondiglio si allagò, quindi caricato tutto sul furgone, trasferì il materiale presso un contadino di Bagnile e portò poi i fuggiaschi inglesi in montagna presso l' 8a Brigata Garibaldi.
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