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I contadini facevano la guardia armati di fucili da caccia dove c’era il distaccamento. Noi avevamo i nostri posti di guardia e di blocco, però anche i contadini facevano la guardia perché erano investiti della cosa. Quando c’erano i rastrellamenti, i contadini e i giovani scappavano con noi, restavano i vecchi che molto spesso venivano fucilati: a Pieve di Rivoschio furono fucilati 17 in un giorno e 18 furono portati a Meldola e fucilati il giorno dopo; se andate a vedere l’età erano tutti sopra i settanta anni, perché i giovani erano scappati e i tedeschi fucilavano chi trovavano. I contadini organizzarono i servizi d’informazione, noi avevamo i nostri, ma i contadini per conto loro organizzavano questi servizi. Ad esempio se i tedeschi si concentravano a Ciborio per partire di lì per un rastrellamento, i contadini segnalavano il fatto con mezzi diversi: mettevano un lenzuolo bianco alle finestre, alle case di Ciborio. Questo lenzuolo bianco veniva fuori da tutte le finestre fino ad arrivare a Pieve di Rivoschio, dove vi era il comando partigiano e attraverso i lenzuoli bianchi vedevamo che c’erano i tedeschi. Oppure da colle a colle i contadini gridavano la venuta dei tedeschi con frasi come “arriva la volpe”. Episodi dei GAP a Cesena ce ne sono diversi. Alcuni episodi li ho raccontati ancora, come quello della liberazione dei detenuti delle carceri; il primo avvenne nel febbraio del “44, il secondo nell’agosto del “44. Il primo fu un episodio clamoroso, anche perché era il primo che si verificava. Dopo ce ne sono stati, ed era un compito che ci eravamo assunti, tentare di assaltare le carceri per liberare i partigiani e i prigionieri politici che fossero stati arrestati dai tedeschi o dai fascisti, e quindi di questi episodi ve ne sono un’infinità, ma il primo in Italia avvenne qui, a Cesena. Un gruppo di Gappisti assaltò il carcere per liberare due partigiani che erano stati condannati a morte e che sarebbero stati fucilati il giorno seguente, e per liberare un gruppo di antifascisti presi come ostaggi. In quella occasione fu giustiziato il direttore del carcere, che era un noto squadrista. Questo episodio fece scalpore, tanto che Radio Londra, Radio Mosca, e i giornali “Il Garibaldino”, “Il Combattente” e “L’Unità” hanno citato questo fatto come un episodio notevole. Poi nelle carceri si tornò in agosto per liberare il Segretario della Federazione Comunista che era stato arrestato dai fascisti e che quindi doveva essere fucilato; si chiamava Augusto Buda morto 4-5 mesi fa in Francia dove era emigrato; e alcuni altri detenuti. Anche in quell’occasione il carcere fu violato e i detenuti furono liberati. Il 29 aprile avvenne il rastrellamento della Bassa Cesenate. Il rastrellamento fu eseguito su larga scala e cioè dal Dismano fino alla strada di Macerone, grosso modo l’area investita dal rastrellamento fu quella. Fu un rastrellamento molto duro, credo che 11 o 12 partigiani siano stati uccisi e gettati nel fiume e poi alcune case furono bruciate. Al rastrellamento partecipò il battaglione dei giovani dalmati, tutti giovani dai 15 o 16 anni portati giù dal Veneto e dalla Dalmazia. Erano feroci, almeno io credo, erano incoscienti di ciò che facevano. Avere una visione globale del rastrellamento è impossibile, ma per avere gli degli squarci bisogna parlare con Alvaro campana di Calabrina che era un comandante del Distaccamento della 29ma, con Minotti Bovio di Gattolino che era un gappista del Gruppo Mazzini, o con Evangelista Libero di S.Giorgio che fu ferito nel rastrellamento.
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