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La resistenza nel cesenate (Parte prima) PDF Stampa E-mail
SEZIONE RESISTENZA A CESENA - CARATTERI GENERALI DELLA RESISTENZA NEL CESENATE
CARATTERI GENERALI DELLA RESISTENZA NEL CESENATE

Testimonianza di Leopoldo Lucchi

Il movimento partigiano non si è formato di colpo.
Ad esempio a Cesena vi è tutta un’attività antifascista che non è mai venuta a meno; lo dimostra il forte numero di condannati dal Tribunale Speciale di Cesena, dei combattenti nella guerra di Spagna, e di tutta la serie di attività antifasciste che furono portate avanti durante tutto il periodo fascista.
Ciò dimostra che c’è sempre stata una lotta molto intensa; ad esempio nell’Arrigoni ha sempre operato una cellula di antifascisti, infatti gli scioperi del 1943 e quelli precedenti coinvolsero anche la fabbrica.
Il 25 luglio, alla caduta del fascismo, l’attività di carattere organizzativo delle bande partigiane che prima era illegale ora diventa legale.
Avvengono i primi incontri fra i partiti che si svolgono, ad esempio, nell’osteria di Via Fantaguzzi da un certo “Michiletta” che in realtà si chiama Turci Trieste e che era un dirigente del Partito Italiano del Lavoro (PIL); alla sua osteria si fecero le prime riunioni del PIL, del PCI, del PSI, della DC per dar vita alla prima struttura unitaria antifascista.
Il 25 luglio il re proclamò lo stato d’assedio, e quindi ogni attività politica era illegittima, non si poteva manifestare.
Infatti abbiamo episodi molto gravi in quel periodo: l’esercito spara sugli operai che manifestavano a Torino.
A Cesena furono arrestate 46 persone in quei giorni, perché manifestavano contro il fascismo, rompendo gli emblemi del vecchio regime:
I tedeschi arrivarono a Cesena il 9 settembre occupando le caserme che nella giornata dell’8 erano state assorbite (assaltate) dalla popolazione la quale si impossessò di tutto quanto trovò all’interno delle caserme, come lenzuola, coperte sapone e candele.
I partiti intanto avevano organizzato dei gruppi che entravano nelle caserme, impossessandosi delle armi che erano state abbandonate dai militari, i quali erano rimasti nelle caserme senza ordini.
Era ormai chiaro che bisognava condurre una battaglia contro i tedeschi e i fascisti.
Si organizzarono poi con l’8 settembre i primi gruppi d’attività militare, che in maniere separate decidevano di dar vita alle varie formazioni.
Nacquero così i primi gruppi partigiani e già nelle montagne si radunavano gli sbandati, alcuni dei quali decisero di raggiungere le famiglie e di ritornare a casa, altri decisero di raggrupparsi e di costituire le prime formazioni partigiane.
Già ci sono episodi di resistenza anche aperta.
Il più noto è quello di Porta S.Paolo a Roma, quando un reparto dell’esercito oppose una resistenza decisa ai tedeschi.
I partiti in quel momento cominciarono ad organizzare dei gruppi militari, convinti ormai della esigenza di arrivare alla guerra partigiana; c’erano esempi che venivano da altri paesi, come nella Jugoslavia, dove la guerra partigiana si era già affermata.
I gruppi militari furono strutturati con compiti diversi, ad esempio abbiamo le formazioni di montagna, cioè le brigate partigiane di Romagna che costituirono le loro basi di reclutamento ed informazione nelle colline dell’Appennino tosco - emiliano; il primo gruppo dell’VIII Brigata si è costituito nella zona di Pieve di Rivoschio sopra Ranchio.
La formazione si spostò a Strabatenza oltre il Carnaio.
Le formazioni di montagna costituite dal PCI assumono il nome di Brigate Garibaldi.
Poi vengono costituiti dei gruppi per operare nella pianura, questi furono i famosi GAP.
 
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