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COMUNISTI A CESENA

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SEZIONE RESISTENZA A CESENA - CARATTERI GENERALI DELLA RESISTENZA NEL CESENATE
Quando una persona arrivava in montagna, consegnava i documenti, le fotografie e tutto ciò che aveva con lui.
Allora il Distaccamento gli dava un nome di battaglia che praticamente era il nome con cui ci si conosceva, cioè fra di loro i partigiani non si conoscevano con il loro vero nome, ma con nomi come Gim. Tom, Tiller, Janesic.
Veniva consegnata in quel momento una somma pari a lire 100 che doveva essere spesa in casi di emergenza, come quando si era isolati e occorreva il cibo.
Allora il partigiano non doveva andare in una casa contadina presentandosi con il mitra e obbligando la famiglia a fare ciò che voleva lui, ma se aveva bisogno di uova, formaggio, pane, ecc., il contadino lo dava, e lui doveva pagare.
Quindi queste 100 lire erano la scorta per pagare, dove si andava quando si era isolati.
Quando si era all’interno del Distaccamento, vi era il Commissario Politico del Distaccamento che provvedeva alla mensa comune, cioè si mangiava in collettivo quindi la spesa veniva fatta dal Commissario.
Se le 100 lire non bastavano perché restavi isolato per più giorni, dovevi rilasciare dei buoni, delle ricevute per ciò che ti era stato dato.
Le ricevute venivano poi raccolte, dopo il rastrellamento, dal Commissario di Battaglione o di Squadra o di Distaccamento il quale pagava regolarmente, quindi si pagava tutto anche se i contadini avevano notevoli vantaggi.
Ad esempio i tedeschi portavano via tutto il bestiame, uno dei loro obbiettivi era quello di portare via il grano, il bestiame.
L’ottava Brigata, nella zona al di sopra di Casanova dell’Alpe, aveva tutta una vallata piena di bestiame che i contadini avevano consegnato ai partigiani perché non fosse razziato dai tedeschi: bestie grosse, pecore, maiali, agnelli.
L’ottava Brigata aveva 21 poderi della Caproni, quella fabbrica di aerei che era a Predappio.
I 21 poderi furono sequestrati dal comando partigiano; furono espulsi gli agenti di compagnia che lavoravano per la Caproni, l’amministrazione dei poderi fu assunta dal comando partigiano.
Ci fu un accordo coi contadini sulla divisione del prodotto, la divisione fu: 60% al contadini e il 40% al Comando di Brigata.
Sotto De Gasperi, a liberazione avvenuta, le leggi furono revisionate e la spartizione fu diversa.
La Brigata veniva alimentata sul piano finanziario dalle sottoscrizioni dei partiti, delle SAP, dei giovani.
Le donne raccoglievano vestiario, viveri ecc.
Gli operai dell’Arrigoni portavano fuori dalla fabbrica casse di marmellata, di conserva che venivano avviate ai comandi di Brigata.
La Brigata costava sulle 800.000 lire mensili che venivano raccolte fra gli operai della Becchi, dell’Arrigoni e di altre fabbriche.
V’erano anche dei recuperi, soldi recuperati, perché si imponeva a certi ricchi di contribuire.
Anche la direzione dell’Arrigoni, in alcune occasioni, fu obbligata a versare somme, anche grosse, a sostegno della lotta partigiana.
C’erano poi i grandi agrari delle zone di montagna in cui si operava, che avevano ville, grandi depositi di grano ed altre cose.
Le ville furono occupate, il grano distribuito alla popolazione o portato alle formazioni.
Quello che era chiaro era che non si doveva approfittare della propria posizione in qualunque circostanza ci si trovasse per portar via, al contadino o alla famiglia del bracciante, ciò di cui si aveva bisogno.
Questo era il principio stabilito perché il rapporto con la popolazione non fosse incrinato da nulla, anche perchè c’era una popolazione che dava ciò che poteva dare, lo dava anche senza violenze, ed era una popolazione al tuo fianco.
 
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