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FEBBRAIO 1944: ASSALTO ALLA ROCCA
Le cifre della resistenza Cesenate e Forlivese: 6.000 combattenti 1.037 mutilati, invalidi e feriti 724 caduti.
Febbraio 1944
– Cesena è occupata dai tedeschi – Le brigate nere dei fascisti terrorizzano la città – Il movimento partigiano ha già organizzato le proprie “basi” e diversi colpi sono stati inferti alle forze nazi-fasciste. Verso le ore 14 del 10 febbraio due partigiani si incontrano a Settecrociari, uno è Ezio – ufficiale di collegamento fra l’ottava Brigata Garibaldi-Romagna che opera sull’Appennino Tosco-Romagnolo e la ventinovesima Brigata G.Sozzi che opera nella bassa cesenate, l’altro è Gim, ufficiale del Battaglione GAP di Cesena. Dopo lo scambio della parola d’ordine convenuta, i due partigiani discutono delle disposizioni ricevute dal comando: si tratta di andare a Monteiottone per costituire un nuovo “comando di tappa” per partigiani diretti ai reparti della 8va Brigata. Mentre Ezio dovrà restare sul posto e dirigere il “comando di tappa” Gim dovrà studiare il percorso più agevole ed iniziare un servizio di spola tra il Comando di Battaglione della 29ma Brigata e il costituendo “comando tappa” e dovrà per il futuro accompagnare le reclute partigiane a Monteiottone, da dove il partigiano “Napoleone” le porterà ai reparti della 8va Brigata. I due – Ezio e Gim – saliti nelle rispettive biciclette partono da Settecrociari diretti a S. Vittore per proseguire, poi, verso S.Carlo, Borello e quindi Monteiotone.
LA CATTURA
La strada da percorrere era conosciuta dal solo Ezio che pedalava qualche metro davanti a Gim. Nei pressi di S.Carlo i due sono fermati dai carabinieri ed uno di questi – che evidentemente conosceva Ezio – avvicinandosi avvertiva che lungo il percorso vi era un movimento insolito di fascisti, il che faceva pensare ad un tranello teso ai due partigiani. Ezio non tenne conto dell’informazione e decise di proseguire. Tutto procedeva tranquillamente, solo a Borello si notava un certo movimento di militi fascisti, ma i due partigiani potevano procedere indisturbati; superato Borello di alcune centinaia di metri – nei pressi del ponte – Ezio e Gim venivano superati da un’auto nera che si fermava alcune decine di metri avanti. Scendeva un uomo vestito di nero che invitava Ezio e Gim a fermarsi. Gim, che in quel momento si trovava davanti, visto che la macchina era targata Roma, pensò si trattasse di forestieri che avevano bisogno di informazioni e proseguì fino all’auto – fermandosi al fianco di questa. Nel frattempo Ezio, che aveva riconosciuto nell’uomo il famigerato segretario del fascio repubblichino di S. Carlo e noto sgherro della “banda “ di Garaffoni, tentava la fuga verso il fiume Savio: il Fiuzzi estratta la rivoltella rincorreva Ezio, intimandogli di fermarsi. I gregari del Fiuzzi armi alla mano, scendevano dalla automobile tentando di catturare Gim, il quale, riavutasi dalla sorpresa estraeva la rivoltella e faceva fuoco sui fascisti, iniziando contemporaneamente la fuga; i fascisti vista la reazione di Gim rinunciavano ad inseguirlo e questi ebbe così il modo, fatte alcune centinaia di metri, di scendere nel fiume Savio, attraversarlo e mettersi in salvo. Gim cercò di rintracciare Ezio, e non trovandolo decise di rientrare alla “base” per informare il Comando dell’accaduto: attese che si facesse buio e inforcata la bicicletta tornò a Cesena, proseguendo quindi per Calabrina. Al Comando di Battaglione erano presenti Ernesto, Berto, Guerrino e Lorenzo e Gim li informò brevemente del fatto. Furono prese alcune misure: 1) spostare subito il Comando di Battaglione; 2) ordinare lo spostamento immediato dei depositi di armi e mettere in stato d’allarme tutto il Battaglione. Queste misure si imponevano perché se Ezio fosse stato catturato, bastonato e torturato avrebbe potuto svelare i rifugi e i depositi. Fu anche deciso di inviare al mattino, subito, una staffetta presso “il centro di informazioni” del Distaccamento Centro Città, per avere notizie precise sulla sorte toccata ad Ezio.
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