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IL PRIMO PIANO PER LIBERARE EZIO
Al mattino del giorno dopo, la staffetta inviata a Cesena ritornava per annunciare che Ezio era stato catturato e portato alle Carceri della Rocca, dove Garaffoni e Sibirani si erano recati per interrogarlo. La riunione del Comando di Battaglione ebbe subito inizio – tutti i presenti erano legati da particolare affetto ad Ezio e tutti ne conoscevano il valore e le capacità. Dopo breve discussione, unanime fu la decisione, tentare l’attacco alla Rocca e salvare Ezio da morte sicura. Il piano fu studiato nei particolari. Gim doveva portarsi immediatamente in città e prendere contatto coi GAP del “Distaccamento Centro”; - raccogliere tutte le informazioni utili .alla realizzazione dell’impresa; - controllare il movimento che avveniva alla Rocca; -trovarsi con le informazioni raccolte, dalle ore 20 alle ore 21, in una casa di Via Diavolessa, dove durante le prime ore della sera si sarebbero trovati i partigiani che dovevano partecipare all’azione. Gim partì subito per la città e si recò dal capo squadra “Roberto”in una casa di Viale Mazzoni, per avere da questi le informazioni utili. Subito il “servizio informazioni”si mise in movimento raccogliendo tutti gli elementi possibili. Poco prima delle 19, ora del coprifuoco, Gim lasciava la casa di Viale Mazzoni per recarsi nella Pineta vicina all’ingresso delle Carceri, per potere controllare di lì ogni movimento. Tutto era calmo; verso le ore 20 cominciò a piovere. Alle ore 20,30 Gim lasciò il posto di osservazione per recarsi all’appuntamento di Via Diavolessa. Giunto sul posto, bussò alla porta della casa, col segnale che era stato convenuto. Nessuna risposta venne dall’interno. Nella casa non c’era nessuno. Mancavano ancora una ventina di minuti al limite massimo stabilito per l’appuntamento e cioè le ore 21. Gim si nascose oltre il bosco e attese. La pioggia cominciò a cadere con più insistenza, passavano lentamente i minuti ma nessuno si faceva vivo. Momenti di angoscia. La campana civica suonò le 21,30 e ancora nessuno si presentava all’appuntamento, per Gim la situazione diventava difficile. Cosa fare? Dove andare? Come portarsi nella zona dell’Ippodromo, dove vi era una casa sicura senza correre il rischio di affrontare le pattuglie fasciste che controllavano l’applicazione del coprifuoco? Perché i compagni non erano venuti all’appuntamento stabilito? Cosa era successo? Sarebbe stata possibile l’azione la notte dopo? E se Ezio fosse stato fucilato nel frattempo? Questi i pensieri di Gim. Verso le 21,45 le sirene suonarono per l’allarme aereo, era il momento favorevole per uscire dall’incomoda posizione e tentare di raggiungere la casa dell’Ippodromo e vedere poi il da farsi. Venti minuti dopo Gim era al sicuro nella casa amica. Il mattino presto, Giacomo, la staffetta del “gruppo GAP” dell’Ippodromo, ricevute le istruzioni da Gim, si recava nella casa di Via Diavolessa, munito di viveri e col compito di riprendere i collegamenti, se i compagni fossero stati sul posto. Giacomo trovò nella casa cinque compagni: Berto, Guerrino, Primo, Secondo e Terzo, arrivati sul posto verso le 2 del mattino. Alcuni contrattempi e difficoltà erano sorti durante il viaggio da Ronta alla Diavolessa. Furono prese alcune decisioni: tentare l’azione la notte stessa, rafforzare il gruppo con altri due partigiani del Distaccamento Centro; trovarsi alle ore 20; alternare un servizio di controllo alla Rocca. Gim chiamò i partigiani Werter e Quarto, li mise al corrente dell’azione che doveva essere fatta durante la notte, li invitò a tenersi pronti per le 18,30. Nella casa della Diavolessa ed in quella dell’Ippodromo la giornata trascorse lentamente. Nel pomeriggio una autocolonna di fascisti della Venezia Giulia, diretti a Roma sostò nella nostra città. La ciurmaglia invase le strade ed al grido di “Roma o morte” cominciò a tagliare i capelli ai giovani cesenati che sostavano nei caffè. Mai quella colonna si recò a Roma, trovarono più comodo rimanere in Romagna. Era certo però che l’arrivo di questi sciacalli rendeva più difficile per i partigiani cesenati l’impresa che si preparavano ad affrontare.
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