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RITORNO ALLA BASE
Appena fuori dal carcere i partigiani, con passo veloce, si diressero verso Via Diavolessa e giunti sopra il tunnel scesero verso il cimitero, proseguendo attraverso i campi fino a raggiungere la collina del Monte, da dove scendevano in direzione di Case Finali, per poi proseguire verso la bassa cesenate. La luna era alta in cielo ed illuminava rendendo più agevole la marcia del ritorno alla “base”. Era una marcia lunga e difficile, fatta attraverso i campi saltando siepi e fossi. A Calabrina, Primo e Quarto lasciavano il gruppo e si fermavano presso quel distaccamento. A S.Giorgio, si fermavano Ezio, Pasolini, Terzo e Werter. Il Pasolini veniva curato ai piedi, perché essendo fuggito scalzo aveva tutti e due i piedi piene di piaghe e di spini. Gim, Berto, Guerrino e Secondo proseguivano invece per Bagnile che raggiungevano mentre albeggiava. Erano stanchi, affamati, ma felici per l’impresa realizzata. Il giorno stesso la notizia si divulgò come un fulmine, i cesenati ridevano dei fascisti beffati ed esultavano per la bella azione partigiana. La fantasia popolare fece scorrere la voce di una calata in massa dei partigiani dalla montagna, con automezzi, mitragliatrici, il popolo aveva bisogno di un esercito forte per battere fascisti e tedeschi. Così gli 8 partigiani che avevano partecipato all’azione, armati di due moschetti e di poche pistole diventavano per il popolo – centinaia di uomini con automezzi e armi di ogni tipo. Anche nella casa dove Gim, Berto, Guerrino e Secondo avevano trovato rifugio, il fatto veniva raccontato a questo modo. I fascisti beffati e mortificati, erano soprattutto preoccupati, perché si rendevano conto che ormai il movimento partigiano si allargava e aveva la capacità e la forza per batterli. Capivano che la resa dei conti si avvicinava, sentivano che il popolo da essi oppresso per un ventennio si ribellava e che la parte migliore si era armata e si elevava ad implacabile giustiziere dei crimini che essi avevano commesso. I giornali fascisti non parlarono della azione delle carceri, solo “Il Resto del Carlino”, scrisse della uccisione di un repubblichino “direttore del carcere” avvenuta a Cesena, senza particolari. Alcuni giorni dopo Radio Mosca, Radio Londra, e Radio Italia Libera, diffondevano la notizia dell’assalto delle carceri di Cesena e della avvenuta liberazione dei partigiani detenuti, congratulandosi coi partigiani cesenati per la bella impresa. Era il primo assalto alle carceri fatto dalle forze partigiane e non fu l’ultimo. Seguendo questo esempio, in molte città d’Italia, i partigiani violarono gli edifici carcerari e portarono la libertà e la vita ai combattenti detenuti. Nella nostra stessa città l’impresa fu ripetuta per salvare il commissario politico del Battaglione GAP di Cesena, Lorenzo, ed alcuni altri partigiani detenuti. Ezio Casadei e Terzo Domenicani, reduci dall’azione della Rocca raggiunsero sui monti del nostro Appennino, i reparti dell’8va Brigata Garibaldi dove un mese dopo, cadevano eroicamente combattendo contro i tedeschi e i fascisti.
L. L.
LEOPOLDO LUCCHI ( Gigi o Gigin) Nasce a Cesena il 22 febbraio 1923 da una famiglia operaia e antifascista. Il padre era repubblicano e la madre, donna di chiesa, era di famiglia socialista. Fino al 1939 abitò in Via Mura Porta Fiume, poiché quelle case furono abbattute, si trasferì nelle case popolari di Via Matteotti. Quello di via Mura Porta Fiume e di parte di Viale Mazzoni era un quartiere molto povero; quasi nessuno dei giovani che lo abitavano era iscritta al fascio, gli anziani erano organizzati in un gruppo che faceva capo a Renato Antonelli. Nel 1932 fu apprendista, presso il negozio del barbiere Natale Zoffoli, antifascista, poi come apprendista pasticcere nella pasticceria Garaffoni dove imparò il mestiere da Olindo Saccomandi di Forlì, perseguitato politico. Questi furono i suoi primi “maestri”. Attraverso letture ed un gruppo di giovani si interessò sempre più alla politica e al partito comunista. Il 25 luglio del 1943 fu arrestato per aver manifestato, partecipò al trafugamento di armi alle caserme; assieme ad altri formò una cellula che fu riunita per la prima volta da Ilario Tabarri; aderirono in massa ai Gap. Nel novembre del 1943 era partigiano a Pieve di Rivoschio poi fu trasferito a Bagnile, partecipando a tutte le azioni dei Gap cesenati. Fu di nuovo trasferito all’8va Brigata Romagna, il 26 ottobre 1944, ebbe anche il comando del Distaccamento Incarichi Speciali. Passata la guerra lavorò nel Gruppo Provinciale della Vigilanza notturna. Poi assunse la direzione della costituenda Confederazione dell’Artigianato Nel 1955 viene chiamato a lavorare nel PCI cesenate e nel 1960 diventa Segretario del Comitato Comunale del partito. Alle elezioni amministrative del 1970 il PCI elegge 19 consiglieri, il PSIUP 1 seggio, il PSI 1 seggio, il PRI 9 seggi, la DC 10 seggi; giunta di sinistra e Leopoldo Lucchi (Gigin) è eletto sindaco. Il 15 giugno 1975 il PCI riporta 29.705 voti (48,22%) e 21 consiglieri; Gigin viene confermato sindaco. Sarà sindaco per tre legislature.
NOTE BERTO è Luciano Caselli GUERRINO è Adriano Benini GIM è Leopoldo Lucchi (Gigi o Gigin) PRIMO dovrebbe essere Primo Fellini di Calabrina SECONDO è Alvaro Campana TERZO è Fabio Ricci Werther: dovrebbe essere Werther Campori QUARTO dovrebbe essere Terzo Domeniconi
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