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Martedì' 14 Ottobre, trentacinquesimo giorno
Mirafiori, porta 5. Manifestazione dei lavoratori delle mense. Il procuratore capo Bruno Coccia e il sostituto procuratore Bruno Tinti emettono un'ordinanza alla PS di Torino e ai Cc della cintura perché garantiscano gli accessi alla FIAT. Il primo dei 300 denunciati per i picchetti è rinviato a giudizio. Sei licenziati a Rivalta, accusati di essersi opposti all'aggressione dei capi. Assemblea, al teatro Nuovo, del coordinamento capi. Il vicesindaco socialista Biffi Gentili subissato da un mare di fischi e urla. Non può parlare. Fuori c'è molta gente. La giornata sarà pagata e la FIAT ha intimato loro di venire. La maggioranza però sta a vedere. E vede che non c'è contromanifestazione sindacale. C'è invece l'organizzazione del corteo. Cosi' si accodano. I capi sono stati fatti affluire da tutta Italia. In realtà non sono più di 10-12.000 (questa anche la prima cifra ufficiale, della prefettura). Il corteo ha un carattere decisamente reazionario e antioperaio. Gruppi di operai e delegati sono però per la strada. In piazza Castello gridano slogan contro la manifestazione silenziosa che si snoda verso via Garibaldi. Scioperanti anche davanti al comune: verso i capi, in numero enormemente superiore, volano monetine. Forte tensione, perché gli operai bloccano la porta. E infine i capi, tanti e tanti di più, arrotolano gli striscioni e se ne vanno. Lasciano a terra i cartelli e gli operai li prendono: riverniciati e con scritte più decenti, potranno essere riutilizzati, a partire dalla manifestazione delle donne prevista per sabato: sono belli e robusti, soldi non ce ne sono più: perché lasciarli sprecati? La questura afferma che i capi erano 40.000. Questo diventerà il numero ufficiale, anche se moltiplica per 3 o per 4 la realtà. Radio lotta emette i suoi due ultimi comunicati: tra l'altro annuncia un'assemblea, per le 21, al cinema Agnelli, convocata dai consigli circoscrizionali Mirafiori Sud, Nord e Basso Lingotto. Sottoscrizione di 300.000 lire di un gruppo di carabinieri e poliziotti di presidio a Torino. Nel pomeriggio, incontro FIAT-sindacati. Alle 22,30 la segreteria della CGIL-CISL-UIL e la FLM vanno "all'accertamento dell'ipotesi conclusiva". Tre ore di corteo di 12.000 capi sembrano valere di più, per Lama-Carniti-Benvenuto, di 35 giorni di lotta di oltre 100.000 operai e di milioni di lavoratori scesi in piazza al loro fianco in tutta Italia.
Mercoledì 15 Ottobre, trentaseiesimo giorno
Già nella notte si è diffusa la notizia dell'ipotesi di accordo. All'alba l'apparato del PCI è mobilitato ai cancelli per convincere i suoi militanti che bisogna accettarla. Arriva un volantino della federazione torinese del PCI, che va in questo senso. Ma gli operai del PCI si rifiutano di distribuirlo; lo fanno, molto parzialmente, quelli dell'apparato della federazione. I picchetti diventano enormi, perché si è diffusa la voce dell'ingiunzione della magistratura e si prevede un intervento della polizia. Giunge anche la notizia che alla Lancia di Verrone, protetti dai carabinieri, cento capi hanno travolto il presidio. Duro fronteggiamento, alle 4 del mattino, davanti alla porta 6 di Mirafiori. Una 127 rossa della V Lega percorre i viali diffondendo questo messaggio: "Qui Radio lotta. Invitiamo alla calma e a non forzare i picchetti. Discutiamo". Alle 7, quattro blindati sbucano a tutta velocità da corso Unione sovietica e si dirigono alla porta 13. Ne scendono una ventina di carabinieri con fucili e lacrimogeni innestati. Dopo due minuti di teso fronteggiamento, risalgono sui blindati e vanno a fare la stessa scena intimidatoria alla 14. Davanti a tutti i cancelli discussioni, assemblee volanti. Il GR2 annuncia l'arrivo a Torino dei dirigenti sindacali per riferire al Consiglione l'ipotesi di accordo. Pomeriggio. Cinema Smeraldo, riunione del Consiglione. La sala è affollatissima di delegati, operatori sindacali, operai di tutte le situazioni. Primi slogan: "Da Torino al Meridione/non vogliamo nessun bidone" e "E' ora, è ora di cambiare/ la segreteria se ne deve andare". La riunione comincia in ritardo. Il primo ad arrivare è Lama. Qualche applauso ma soprattutto "Lama, Camiti, Benvenuto/il posto di lavoro non va svenduto", Ed è cosi' per tutta la riunione: interventi, proteste, slogan, fischi. Mattina, con molta difficoltà riesce a concludere l'intervento introduttivo. Tutta la direzione sindacale è schierata per l'accettazione dell'ipotesi. Dicono che è l'espressione dei rapporti di forza, che negli ultimi giorni si sono evidenziate spaccature tra i lavoratori, che si deve andare immediatamente alla verifica delle assemblee senza passare per i Consigli. Anche i dirigenti tradizionalmente più a sinistra sono contestati. Molti non se la sentono neppure di intervenire perché tutto il Consiglio è contro, tranne un paio di interventi. Anche un operatore sindacale, d'altra parte, si schiera con i delegati i cui interventi sono molti duri e applauditissimi. Denunciano, nell'ipotesi di accordo, la svendita della lotta e dei suoi contenuti, i pericoli di creare spaccature questa volta si insanabili tra i lavoratori. Attaccano le responsabilità dei dirigenti durante tutta la conduzione della vertenza, il cedimento alle pressioni della FIAT, del governo, dei mass media e infine alla manifestazione dei capi. Esigono che il Consiglio vada alle assemblee solo dopo aver votato una posizione. La replica di Camiti è rissosa e arrogante, di disprezzo nei confronti dei Consigli. Sotto le bordate di fischi e slogan, i dirigenti sindacali abbandonano il campo proclamando "non valido" il Consiglio. Ma l'assemblea non si chiude affatto. I delegati restano. Rocco Papandrea, delegato di Mirafiori, propone una mozione che rifiuta l'ipotesi di accordo. Circa mezz'ora di interventi, poi la mozione passa praticamente all'unanimità (uno o due contrari, una decina di astenuti). Dopo circa 10 ore il Consiglio ha dunque potuto esprimere la sua posizione; no all'ipotesi di accordo.
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