E' importante – la forma è una scelta che ha il suo effetto, mi attengo a essa –, che ne” Il sangue dei vinti” di Gianpaolo Pansa non ci siano documenti. Solo memorie attraverso terzi, cifre come al tempo dell’“Uomo Qualunque”, quando Guglielmo Giannini parlò di 300 mila fascisti uccisi dai partigiani. Per poi però, in punto di morte, confessare di esserseli inventati.