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UOMINI E DONNE - MENDES

Infatti Chico non si ferma un attimo nella sua lotta per la difesa degli indios, dei lavoratori e della foresta bagnata dal Rio delle Amazzoni.
Molti fazenderos nell'Acre lo avrebbero visto volentieri sotto due metri di terra da anni ed anni.
Insomma, avrebbero pagato moneta sonante per liberarsi di quell'agitatore del proletariato...
Uno più di tutti nutriva verso di lui un odio cieco: si trattava di Darly Alves da Silva, un potentissimo allevatore che a tutti i costi stava cercando di impossessarsi della tenuta di Cachoeira, tanto cara a Mendes. Fino ad allora, e siamo nel 1988, i seringueiros erano riusciti insieme a Chico a strapparlo sempre dalla voracità padronale.
Aveva assunto dunque, quel luogo, anche un grande valore simbolico.
Era una specie di roccaforte ambientale inespugnata.
Per questo attirava anche altrettanto gli appetiti dei faccendieri brasiliani.
Darly Alves era riuscito in un primo tempo ad ottenere la fazendas per pochi soldi da altri proprietari, ma Chico era a sua volta riuscito a strappargliela di mano ed a consegnarla al popolo dei raccoglitori di caucciù con una petizione che dichiarava illegittima la proprietà di Alves su quella terra.
Le autorità giudiziarie riconobbero giuste le rimostranze di Mendes, e la terra con la libertà di possederla a titolo popolare e non singolare, fu dei seringueiros.
In quel periodo l'Acre pareva essere divenuto un territorio svantaggioso per i disboscatori, a causa della forte opposizione presente del PT, della lotta sociale e sindacale.
Molti proprietari pensavano di trasferirsi altrove.
Altri titubavano, altri preparavano la vendetta e la riscossa di morte.
Una calma apparente prima della tempesta...
Chico era divenuto anche oltre frontiera un personaggio conosciuto e rispettato per le sue lotte sociali ed ambientali.
Ma nell'Acre la sua sicurezza era precaria, tanto che in una intervista che rilasciò al Jornal do Brasil del 9 Dicembre 1988 disse: «Ultimamente la mia sicurezza è stata rafforzata grazie alla decisione del governatore dello stato dell'Acre, Flaviano Melo.
Egli sa che il mio assassinio complicherebbe la situazione nell'Acre.
Non credo che la morte di un seringueiro nell'Acre sia una novità.
Adesso il nostro movimento è riconosciuto a livello internazionale, in particolare dalla Banca Mondiale, dal Bid e dal Congresso americano».
Ma Chico sa che questo rafforzamento sulla protezione della sua persona è un puro palliativo: una situazione dai contorni mafiosi, incarnati da Alves e da altri padroni, è pronta a calargli addosso e ad annientarlo. Lui e il "mito" di Chico Mendes, che al di là dell'uomo spaventa più di tutto.
Affermerà poche ore prima di essere assassinato: «Con la presente esprimo la nostra preoccupazione per gli ultimi avvenimenti relativi ai pistoleros Darli e Alvarino Alves, entrambi proprietari della fazenza Paranà a Xapuri.
Un mandato di arresto per i citati pistoleros fu spedito nel mese di settembre dall'Eccellentissimo signor giudice del Distretto di Umuarama, ma non ha trovato ancora esecuzione.
Lei sa che ora sono obbligato a muovermi con due guardie del corpo perchè Darli e Alvarino dicono che si consegneranno alla giustizia solo dopo avermi visto morto.
I loro sicari si muovono in tutta Xapuri minacciando costantemente chiunque.
E quando la polizia militare ne arresta qualcuno, la polizia civile si adopera per liberarli.
Non possiamo continuare con questa situazione di ingiustizia. Che concetto hanno della sicurezza la Polizia Federale e la Segreteria di Sicurezza?».
Chico viene barbaramente assassinato il 22 Dicembre 1988 sulla porta della sua casa a Xapuri.
Per i suoi assassini, Darli e Alvarino Alves (che affermarono di essere gli autori del delitto), era un sindacalista da uccidere, una pedina scomoda da eliminare.
Non avrebbero mai pensato che la sua morte sarebbe divenuta un boomerang sociale contro la smania profittuale che desiderava niente altro se non veder cadere sempre altri alberi al suolo.
Gli studi odierni sulla deforestazione ci dicono che nel 2011 in tutto il pianeta arriveremo ad un impoverimento irreversibile e insostenibile per l'aumento demografico mondiale.
Tutto questo a meno che non si inverta la rotta e si proteggano i grandi centri di ossigeno del pianeta dalla distruzione voluta dal capitalismo affaristico.
Eliminando così anche la perversa condizione di sfruttamento dei lavoratori di tutta l'America Latina e degli altri continenti.

Una bella canzone dei "Nomadi" a tal proposito dice: "...se quel giorno arriverà, ricordati di un amico, morto per gli indios e la foresta, ricordati di Chico!".

Marco Sferini

marzo-aprile 2004

 
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